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MAURIZIO ZACCHIGNA: un istrione “paladino del fare”. Al via i suoi Laboratori dal 14/2

di Maria Luisa Runti

banner-laboratori-da-febbraio Maurizio Zacchigna, ZAC per gli amici, è uno degli attori più intelligentemente vulcanici e poliedrici del panorama attoriale triestino e nazionale. Figura “storica” delle nostre scene, Uomo di mille battaglie che non si arresta davanti alle difficoltà. Aperto all’innovazione, ai giovani, paladino del “fare” piuttosto che del “dire”. Preparato, colto, geniale nell’inventare la sopravvivenza considerate le gravi difficoltà in cui anche il suo settore si dibatte. Per anni ha lavorato con la regista Sharoo Keradmand, iraniana trapiantata in Italia, con la Cavani, Buzzanca e Macedonio. “Ballando con Cecilia” di Pino Roveredo, proprio per la regia di Francesco Macedonio, è stato lo spettacolo tra i più segnalati nel 2001 all’Arte Festival di Todi ed al Mittelfest di Cividale del Friuli. 2-maurizio-zacchigna-buone-vacanze-trilogia-con-muro-borsa-e-bambino-di-carlo-tolazziAssieme ad un gruppo di attori della Contrada, ha fondato “La Casa del lavoratore teatrale” il cui primo spettacolo, “L’onda dell’incrociatore”, tratto dall’omonimo romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini, ha avuto un notevole successo di critica e pubblico. Fra i vari testi da lui scritti ricordiamo il monologo “L’eredità dell’ostetrica” ed il recentissimo “Social Comedy” che, nella prossima stagione, avrà degli approdi importanti mentre a Febbraio p.v. vi sarà a Roma una replica promozionale. L’opera tocca un tema attualissimo e di grande rilevanza: il lavoro nell’accoglienza ai rifugiati – richiedenti asilo. Oltre alla scrittura ed al lavoro attoriale attualmente il focus dei suoi interessi è indirizzato ai Laboratori teatrali che inizieranno il prossimo Febbraio. Ha iniziato ad insegnare già dal 1993, quando abitava a Roma, ed alcuni giovani attori professionisti che oggi calcano la scena si sono formati proprio nei suoi seminari. Lo spazio a disposizione era vasto, i laboratori avevano una durata di quattro mesi, a livello professionale, ed alla fine veniva sempre allestito uno spettacolo scelto, a volte, fra i suoi stessi testi. A Trieste ha insegnato per alcuni anni all’Accademia Città di Trieste gestita da La Contrada e che purtroppo ha terminato la sua storia decennale a causa dei tagli al settore culturale imposti dall’ultima giunta Tondo. Attualmente, appunto, sta gestendo laboratori autopromossi ed organizzati che si rivolgono in particolare a coloro che desiderano sperimentarsi, trovare la conferma di un proprio talento o, più semplicemente, uscire dal guscio, tanto per riutilizzare uno dei titoli che ha dato all’ultima sessione dello scorso anno. A tal proposito afferma: “In questo mondo parcelizzato, atomizzato, in cui ormai la comunicazione diretta, fisica scompare per essere soppiantata da quella sorta di finto contatto, comodo e facile, rappresentato dai social, un lavoro di gruppo, che non può prescindere dal contatto dei corpi, mi pare possa assumere un ruolo fondamentale di resistenza emotivo-culturale”. Zacchigna ama profondamente il suo lavoro, la sua sensibilità e la sua umanità lo portano ad un continuo confronto, ad aprirsi alla platea più vasta ed eterogenea, a far sì che il Teatro sia di tutti e per tutti.

Nella tua intensa e lunga carriera si sono intersecati e si intersecano diversi filoni importanti e complementari. Attore, scrittore ed insegnante. Attualmente stai organizzando dei laboratori di formazione. Ne parliamo?
Il nostro lavoro ha molte caratteristiche che lo accomunano alle attività artigianali, laddove per artigianale intendo un mestiere che per lo più si apprende ancora sul campo e per il quale è fondamentale l’incontro tra la curiosità dell’allievo e la generosità del professionista insegnante. E’ una generosità particolare quella che ho in mente, perché prevede la disponibilità da parte dell’insegnante di comunicare, oltre al bagaglio tecnico da lui raggiunto in anni di lavoro, anche la qualità complessiva del percorso da lui sostenuto il che significa, in altre parole, saper e voler parlare di sé, delle proprie paure, sconfitte, fatiche ed errori. Sono convinto che nel mondo attuale, in questa nostra società timorosa e in chiusura, se davvero si desidera smuovere qualcosa nell’anima e nella mente degli altri, si debba per forza partire onestamente da se stessi, essere cioè i primi disposti a mettersi in gioco. Ecco a sommi capi con quale predisposizione mi assumo la responsabilità di offrire il gioco del teatro come strumento di crescita personale e collettiva.

lettura-espressivaNella fredda era di internet che priva del calore umano i contatti con le persone hai deciso che questi corsi siano aperti a tutti. Non solo formazione attoriale dunque ma anche comunicazione…
Non intendo certo propormi come un moralista conservatore in guerra con la modernità. Registro semplicemente che la natura digitale della comunicazione ha ridotto i tempi a disposizione del contatto “analogico” tra le persone. Se poi consideriamo la fascia giovanile si può verificare che questa disponibilità sia pressoché azzerata. E invece il rossore per un imbarazzo, la sudorazione per un’emozione, la gioia schietta per un contatto fisico attraverso il quale si è riusciti a comunicare sono occasioni preziose la cui “sopravvivenza” deve essere tutelata.

Quanto e importante per te il contatto con le persone? Il confrontarsi reciprocamente? Da questi incontri trai anche spunto per i tuoi testi?
E’ in diffusione una preoccupante forma di analfabetismo emotivo. La violenza contro le donne, la paura del diverso che poi sfocia in razzismi di carattere sessuale o etnico, sono la dimostrazione più lampante che molte persone proprio non sanno come gestire l’evento emotivo, la pulsione. Il gioco del teatro, che nutre se stesso con scorpacciate di eventi emotivi, è una grande palestra per la salute interiore perché, nello stesso istante in cui pretende la partecipazione di emozioni anche intense, indica anche la strada per la loro trasformazione in gesto creativo. Questo processo libera l’animo, sgrava le persone abituandole ad una comunicazione intensa ma leggera.

Che cosa ti riprometti con questi laboratori? Trasmettere conoscenza e calore umano? Offrire le basi tecniche a chi vorrà intraprendere il percorso attoriale? Sono entrambi settori molto importanti…
Possiamo affermare che tenere seminari rappresenta un’articolazione della mia professione, come dire, non sono un benefattore. Poi, certo, nutro la convinzione matura, sincera di fare qualcosa di utile. Intanto posso ribadire che molti degli allievi che ho avuto in questi vent’anni di attività formativa hanno intrapreso con successo la carriera teatrale. Molte altre persone, pur non avendo questa ambizione, si sono avvicinate ai miei laboratori: chi per rafforzare la propria capacità comunicativa e chi alla ricerca, appunto, di un luogo dove valersi di contatti umani degni di questa definizione.

Non ti sembra che un solo incontro settimanale possa essere un pò dispersivo o vuoi dare il tempo alle persone di pensarci?
Un incontro settimanale per quattro mesi non è poco per iniziare. Per il futuro ho in programma uno sviluppo significativo di questa mia attività e sul quale, per ora, preferisco non dire di più.

Hai in progetto nuovi testi che tocchino le corde dell’attuale, difficilissimo momento che stiamo vivendo?
Sì, sto studiando per realizzare un nuovo lavoro di narrazione. Ti anticipo che attualmente sono molto impressionato dal diffondersi della rivendicazione di un diritto pericoloso, quello di poter essere ignoranti. Avverto in giro la presenza di una sorta di orgoglio per la propria ignoranza, non so se rendo l’idea. Lo trovo un qualcosa di mostruoso che mi spaventa. Perciò cercherò di reagire a modo mio con gli strumenti che possiedo.

Trattandosi di laboratori aperti a tutti che cosa intendi per lettura espressiva?
Intendo una lettura a voce alta, quindi destinata ad un uditorio capace di far vivere il testo. Andiamo dalla relazione aziendale alle favole per bambini. Ingredienti: tecnica emissione vocale, colori e temperature della voce, articolazione, corretta sintassi espressiva delle frasi, appoggiature, incisi, chiusure e aperture delle frasi.

MARIA LUISA RUNTI
© Riproduzione vietata

Informazioni, logistica e durata:
Laboratorio di Teatro:

articolato in un incontro settimanale da 2 ore ciascuno, una volta alla settimana dal 14 febbraio a maggio (16 incontri totali ). Il giorno è il martedì dalle 18 alle 20.

Corso di Lettura Espressiva:
Avrà inizio il 16 febbraio, giovedì, con orario dalle 18 alle 20, ma con la possibilità di modificare la giornata, in caso di più richieste. per un giorno della settimana diverso. Si snoderà in 5 appuntamenti da 2 ore ciascuno, con un massimo di 7 partecipanti a corso.

Tutti i corsi si svolgeranno presso MAMAROGI / via Cappello, 4, Trieste.
Iscrizioni: mzalab@gmail.com
Tel: +39.349.7326834
Ulteriori info su www.mauriziozacchigna.com e su FB di MZaLab.

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