Ott
07
I Maya. Il linguaggio della bellezza. Mostra a Palazzo della Gran Guardia di Verona dall’8/10

15 maschera-funeraria

dall’ 8 ottobre 2016 al 5 marzo 2017

Arriva a Verona un’imperdibile mostra dedicata alla grande e misteriosa civiltà dei Maya.Grazie all’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH), 250 reperti di gran valore storico-culturale saranno esposti a Palazzo della Gran Guardia attraverso una straordinaria rassegna.

Si aprono le sale di Palazzo della Gran Guardia al mistero e al fascino di una delle civiltà più interessanti dell’America precolombiana: con oltre 250 opere provenienti dai principali musei del Messico arriva la mostra Maya. Il linguaggio della bellezza, a partire dall’8 ottobre 2016 fino al 5 marzo 2017. Maya. Il linguaggio della bellezza è una mostra del Governo della Repubblica Messicana, del Ministero della Cultura del Messico e dell’INAH (Instituto Nacional de Antropología e Historia), l’istituzione più importante del Ministero della Cultura del Messico, ed è curata da Karina Romero Blanco.
Promossa dal Comune di Verona, con il supporto di AMO - Arena Museo Opera, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Kornice e vede il coinvolgimento di Antonio Aimi, consulente scientifico di Kornice e Arthemisia.
Sponsor dell’esposizione AGSM con il sostegno di Fondazione Antonveneta. La mostra vede come media partner L’Arena e Radio Company. L’evento è consigliato da Sky Arte HD.

Catalogo edito da Piazza Editore.

Communément appelée la Reine d¿Uxmal, cette sculpture semble toutefois représenter un personnage masculin. Elle provient de la façade d'un bâtiment qui se trouve sous la pyramide du Devin à Uxmal, au Yucatán. Réalisé avec une grande habileté, ce couronnement architectural représente un serpent stylisé, la gueule ouverte, pourvue de cercles qui symbolisent le jade, l¿eau et la préciosité. De cette gueule surgit une tête humaine qui porte des ornements d'oreilles et une tiare composée de cercles, figurant eux aussi des perles de jade. Le style est austère tandis que le visage de la figure humaine exprime une grande concentration. Il s¿agit ainsi d¿un grand personnage, peut-être un seigneur, qui a subi le rite initiatique qui consiste à être avalé par un serpent ochkan, (un boa), pour être ensuite régurgité une fois devenu prêtre-chaman. Sur sa joue droite on distingue une marque qui fait allusion à ce rite d'initiation. Pratiqué dans de nombreuses autres cités de l'aire maya, il est encore aujourd¿hui en usage chez certains groupes de l¿ethnie de la région d¿Uxmal. A 18 anni di distanza dalla mostra del 1998 sui Maya di Venezia, torna in Italia il racconto della storia di un popolo che non cessa di affascinarci per le sue conoscenze matematiche, per i suoi raffinatissimi sistemi calendariali e per le sue realizzazioni artistiche. L’esposizione - risultato della particolare attenzione per le tematiche specificamente artistiche di questa civiltà - presenta sculture, stele monumentali, elementi architettonici, figure in terracotta, maschere in giada, strumenti musicali e incensieri, che daranno ai visitatori la possibilità di esplorare gli aspetti artistici di una delle civiltà più affascinanti della storia, attraverso il tema universalmente riconosciuto della bellezza. La mostra di Verona affronta per la prima volta il tema della cultura di questo antico popolo attraverso le parole e i testi degli stessi Maya, utilizzando - come mai è avvenuto in passato - la più grande rivoluzione antropologica dell’ultimo secolo: la decifrazione della loro scrittura. Parallelamente, l’esposizione offre uno sguardo nuovo, innovativo e sorprendentemente attuale sull’arte maya a partire dall’individuazione dei maestri, delle scuole e degli stili: finalmente si ha la possibilità di rapportarsi alle opere attraverso una lettura storico-artistica e non solo archeologica.
11 il-piatto-blomI tre grandi periodi - preclassico, classico e postclassico - che dal 2000 a.C. al 1542 d.C. hanno visto fiorire questo popolo, sono spiegati attraverso straordinari capolavori dell’arte maya come il Portastendardi, pregiata scultura risalente all’XI secolo realizzata da un maestro di Chichen Itza (complesso archeologico a nord della penisola dello Yucatan, inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno) che senza dubbio rappresenta la migliore opera di una tipologia tipica di molte città del Periodo Postclassico; la Testa raffigurante Pakal il Grande che visse dal 603 al 683 dopo Cristo e fu il più importante re di Palenque (oggi tra i più importanti siti archeologici maya situato nello stato messicano del Chiapas); la Maschera a mosaico di giada raffigurante un re divinizzato tipico esempio di maschera funeraria, fondamentale per il defunto per raggiungere il mondo sotterraneo; e infine come l’Adolescente di Cumpich, imponente scultura risalente al periodo tardo classico ritrovata nel sito archeologico di Cumpich. La civiltà maya è spiegata anche attraverso la ricostruzione di antiche architetture, utensili della vita di tutti i giorni che hanno cavalcato millenni come collane, orecchini, strumenti musicali, 14 incensiere-sole-notturno vasi e incensieri tutti provenienti dai più importanti musei messicani quali il Museo Nacional de Antropología (Città del Messico) che coi suoi due milioni di visitatori è il primo museo di antropologia del mondo, il Museo Regional de Antropología Palacio Cantón (Mérida, Yucatán), il Museo Arqueológico del Camino Real de Hecelchakán (Hecelchakán, Campeche) e dai tanti siti archeologici delle più importanti città maya come Calakmul, Chichen Itza, Palenque e Uxmal.
L’esposizione veronese svela i risultati delle ultime ricerche scientifiche sui Maya e consente ai lettori di leggere direttamente i loro testi, senza sfuggire a temi avvincenti come le profezie, la fine del tredicesimo baktun (caduta il 21 dicembre 2012) e i segreti del Conto Lungo, un ciclo di 5125,3661 anni che aveva cominciato a “girare”, il giorno della creazione, che per questo popolo era avvenuta il 6 settembre del 3114 a.C.

Becán, Mexique</p>
<p>Cette extraordinaire écuelle, avec son couvercle modelé et polychrome, est un des chefs-d¿½uvre de l¿art céramique du Classique ancien. Elle faisait partie du mobilier d¿une sépulture royale. Sur le couvercle s¿étale un iguane, de la gueule duquel sort une tête humaine avec un ½il exorbité et la mâchoire décharnée. Les autres parties du décor ne sont pas en reste dans la représentation de violences : on y voit le haut du corps de trois individus morts sectionnés au niveau de la taille et des flots de sang, notamment sous les pattes antérieures de l¿animal. S¿il est difficile de savoir s¿il s¿agit de l¿illustration d¿un mythe ou de celle d¿un épisode historique, ce décor rappelle que le monde maya ancien n¿était pas pacifique.

LA MOSTRA
Sculture dalle forme umane e animali, oggetti d’uso comune, maschere, urne funerarie e altri reperti di pregio racconteranno il mondo dei Maya nelle quattro sezioni tematiche della mostra: Il corpo come tela, Il corpo rivestito, La controparte animale e I corpi delle divinità. Fregi e architravi che ricostruiscono antichi ambienti, frammenti di testi, mappe e simboli di potere ripercorrono duemila anni di storia lungo un articolato percorso espositivo che racconterà la cultura maya attraverso la decorazione dei corpi (i Maya erano molto attenti alla bellezza e per questo ornavano il corpo con interventi temporanei o permanenti come pitture corporali, elaborate pettinature, tatuaggi e decorazioni dentali); gli abiti e gli ornamenti utilizzati per indicare lo stato sociale; il loro rapporto con gli animali simbolo delle forze naturali, dei livelli del cosmo e degli eventi dei miti cosmogonici; le diverse divinità ed entità sacre adorate da questo popolo, i sacerdoti che le rappresentavano e i paraphernalia dei rituali: per la prima volta si presenta l’arte maya a partire da rigorose e specifiche analisi storico-artistiche che sviluppano la tematica delle attribuzioni e arrivano a individuare i grandi artisti della pittura e della scultura.

LE SEZIONI

Prima sezione: Il corpo come tela
Elemento comune a tutte le società, attuali e del passato, risultano essere gli interventi sul corpo umano. Soprattutto nel mondo maya, in cui la bellezza aveva un ruolo preminente, la popolazione era solita realizzare quotidianamente acconciature per capelli e pitture su viso e corpo, riservandone invece di specifiche e particolari in occasione delle festività, al fine di modificare l’aspetto fisico per ragioni estetiche. Alcune di queste pratiche, come le cicatrici e i tatuaggi, hanno cambiato per tutta la vita l’aspetto delle persone che li avevano ed erano infatti considerati espressioni visibili di identità culturale e di appartenenza sociale. Tra le modifiche permanenti hanno acquisito particolare importanza la scarificazione del viso, la decorazione dei denti e la modifica artificiale della forma della testa, lo strabismo intenzionale e la foratura per poter portare ornamenti applicati su orecchie, naso e labbra.

Seconda sezione: Il corpo rivestito
L’abbigliamento rappresenta un vero e proprio linguaggio, con un suo vocabolario e una sua grammatica e - benché sembri manifestarsi nell’effimero e nel superficiale - va invece a toccare elementi essenziali e basilari. Attraverso l’abbigliamento, infatti, esprimiamo molti aspetti della nostra personalità come la nostra cultura, la condizione sociale, la professione, la provenienza e addirittura lo stato d’animo. Così, dunque, per i Maya l’abito è indicativo dello status sociale dell’individuo. La maggior parte della popolazione impegnata in lavori agricoli presenta un abbigliamento semplice: le donne con la tradizionale blusa chiamata “huipil” e la gonna o la tunica, mentre gli uomini con un perizoma legato intorno alla vita e talvolta un
lungo mantello sulle spalle. La classe nobile indossava costumi elaborati con accessori come cinture, collane, copricapo e pettorali tempestati di pietre preziose e piumaggi. I tessuti, ricchi di colori, erano tinti con indaco, cocciniglia o porpora ed erano lavorate con tecniche molto complesse - come il broccato, ad esempio - e spesso presentavano integrazioni di piume.

Terza sezione: La controparte animale
Gli animali hanno sempre avuto un posto privilegiato nel simbolismo religioso di diverse culture, perché dotati di una forza vitale e fisica superiori a quelle degli esseri umani: hanno artigli e una vista acuta, possono volare e sopravvivere sotto acqua. Sono simboli e incarnazioni di energie divine che entrano in contatto con gli uomini. Molti esseri provenienti dal mondo degli animali erano considerati sacri dai Maya. Gli animali erano simboli di forze naturali e livelli cosmici, epifanie di energie divine, demiurghi tra gli dei e l’uomo, protettori di stirpi e alter ego degli esseri umani. Nella visione del mondo Maya tutti gli esseri viventi, gli animali e le piante, hanno una controparte soprannaturale, e quindi sacra. In particolare, si credeva che i governanti potessero rafforzare il loro potere ricorrendo a certe forze soprannaturali che permettessero alle loro “wayo’ob” - ovvero le loro anime - di lasciare il corpo durante la notte e di spostarsi in modo indipendente trasformandosi in creature fantastiche dall’aspetto animale.

Quarta sezione: I corpi delle divinità
I Maya adoravano molte divinità ed entità sacre di diversa natura, che potevano incarnare i poteri più grandi o essere custodi di piccole piante, di piccoli corsi d’acqua o delle montagne. Le loro rappresentazioni includono caratteristiche umane e animali, elementi naturali o immaginari. A questi dei ed esseri sacri è stata attribuita l’origine di quei terrificanti fenomeni naturali di cui avevano paura e dell’espressione materiale e spirituale di tutto ciò che esiste. Il pantheon Maya è enormemente complicato perché ne fanno parte divinità con caratteristiche contrapposte: allo stesso tempo maschili e femminili, giovani e vecchie, animali e umane, creative e distruttive come la natura stessa a cui si ispirano. Possono anche essere divinità composite, frutto della sovrapposizione di diverse divinità, che ora siamo in grado di riconoscere grazie alle belle rappresentazioni plastiche che ci sono giunte dagli antichi Maya.

Didascalie opere:
Maschera funeraria con ornamenti per le orecchie Calakmul, Campeche Periodo Classico Tardo (600 –900 d.C.)Giada, ossidiana e conchiglia (Pinctada mazatlánica e Spondylus princeps) INAH. Museo Arqueológico de Campeche, Fuerte de San Miguel. San Francisco de Campeche, Campeche10-566423 | 10-566424 0/2
Elemento architettonico Uxmal, YucatánPeriodo Classico Tardo (600 –900 d.C.)Pietra calcarea INAH. Museo Nacional de Antropología. Ciudad de México, D.F.10-80380
Piatto “Blom” Río Hondo, Quintana Roo Periodo Classico Tardo (600 –900 d.C.) Ceramica INAH. Museo Maya de Cancún. Cancún, Quintana Roo10-631378
Incensiere-effige Comitán, ChiapasPeriodo Classico Tardo (600 –900 d.C.)CeramicaINAH. Museo Regional de Chiapas. Tuxtla Gutiérrez, Chiapas10-409817
Recipiente con coperchio con scena mitica Becán, CampechePeriodo Classico Iniziale (250-600 d.C.)CeramicaINAH. Museo Arqueológico de Campeche, Fuerte de San Miguel. San Francisco de Campeche, Campeche10-568677
Tavola dei 96 glifi Palenque, Chiapas Periodo Classico Tardo (600-900 d.C. )Pietra calcarea INAH. Museo de Sitio de Palenque Alberto Ruz Lhuillier. Palenque, Chiapas10-335186

Info e prenotazioni T. +39 045 853221
Sito www.mayaverona.it
Ufficio Stampa Arthemisia Group
Adele Della Sala; ads@arthemisia.it
press@arthemisia.it; T +39 06 693 803 06

Kornice
Giulia Zandonadi; giulia.zandonadi@kornice.com

Palazzo della Gran Guardia
Verona

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Maria Luisa Runti

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