grado e laguna Grado si estende tra la laguna omonima, la foce dell’Isonzo e il mar Adriatico. Già porto romano a servizio di Aquileia, Grado si sviluppò attorno al 452 quando molti abitanti si rifugiarono sull’isola per sfuggire alle orde degli Unni guidati da Attila.
Il centro storico, pieno di calli suggestive, pittoreschi campielli e deliziosi giardini interni, appartiene ai pedoni che ne possono scoprire in tutta tranquillità gli aspetti più caratteristici, mentre passeggiando sul lungomare Nazario Sauro, possono godere dello splendido panorama sul Carso, Trieste e la costa istriana.

La bellissima laguna, che comprende circa 30 isole, è divisa in palù de soto e in palù de sora.
Caratteristica è la presenza dei casoni, semplici abitazioni con tetto di paglia utilizzate in passato dai pescatori gradesi. L’imbarcazione tipica è la batela, a fondo piatto e manovrata a remi.
La laguna è la meravigliosa cornice naturale in cui sorge Grado e offre uno scenario ricchissimo di colori, tra il verde della rigogliosa vegetazione e il blu del mare Adriatico. 
Una terra ricca di storia, i cui ritrovamenti archeologici rivelano l’antichissima via romana, ora interamente coperta dall’acqua, che collegava Aquileia al suo scalo di Grado.

“Prese l’auto e si diresse a Grado. Aveva voglia di una passeggiata, tra gente che non lo conoscesse. Parcheggiò in centro e si diresse a piedi al vecchio porto. Attraversando le viuzze antiche dell’isola e guardando le vecchie pietre delle strade si lasciò accarezzare dall’aria frizzantina. Il pallido sole era calato da poco, indorando la rigogliosa vegetazione, mentre un leggero venticello increspava appena la superficie del mare. Si fermò sul piccolo molo guardando il mare e aspirando a pieni polmoni il profumo del porto. [….] Aveva voglia di guardare il mare e respirare il profumo che emanava, quello dell’Adriatico, forte e denso, molto diverso dal suo mare; poi, una breve passeggiata, fumando una sigaretta, in silenzio, lasciando la mente libera di inseguire i pensieri”. (Tratto da: Le strane morti di Aquileia.)

Il porto vecchio, fin dall’antichità è stato il centro nevralgico della vita economica, con la sua tipica forma a Y voluta dagli austro-ungarici, rappresenta anche il salotto cittadino sul mare con bar, caffè, ristoranti e negozi. E lì, che alle prime ore del mattino si possono vedere rientrare i pescherecci con il loro pescato fresco, mentre alla sera, seduti ai tavolini di uno dei tanti ristorantini tipici, si può godere del suo panorama mozzafiato che fa da contorno ad una delle tante prelibatezze gradesi da degustare.

“L’ultima volta che c’era stato, mesi prima, aveva scoperto un ristorantino niente male, “da Mario”. Lì, il proprietario aveva sempre pesce fresco, come piaceva a lui. Appena entrato, individuò subito un tavolo ancora libero e si sedette. Aveva una fame da lupo. «Salve, è solo?» chiese Mario, il proprietario. «Ma… io la conosco… il dottore siciliano…».
«Salve, Mario. Vedo che ha un’ottima memoria» rispose Roberto, compiaciuto.
«Alcuni clienti mi rimangono impressi nella mente, ma molti altri no».
«Capisco…».
«Allora, caro dottore, stasera le consiglierei un “boreto alla Graisana” che è una meraviglia!»
«Un boreto alla Graisana?» chiese curioso Roberto. «Che cosa è un boreto? Un figlio mitologico della bora?» Risero. «Ma no!» rispose Mario, «è un brodo di pesce freschissimo. È la specialità dell’isola. Anzi, sa che si dice che questa ricetta è stata migliorata da un siciliano?»
«Mi ha convinto» rispose Roberto, pregustandolo. «E poi, per secondo che mi da?»
«Sardele fritte, dottore» rispose Mario soddisfatto. «Le faccio portare subito il pane e un bicchiere di Prosecco». Il “boreto alla Graisana” emanava un profumo delizioso”.
(Tratto da: Le strane morti di Aquileia.)

Particolarmente famoso è il “boreto alla graisana”, una caratteristica e squisita zuppa che, a seconda della disponibilità e del gradimento, può essere preparata con un solo tipo, o con più tipi di pesce e servita con polenta gialla o con crostini fritti di pane.
La sua origine è da far risalire ai pescatori che un tempo abitavano stabilmente nei casoni della laguna, vivendo principalmente di pesca. Il pesce migliore veniva prelevato quotidianamente dal “batelante” che faceva il giro delle piccole isolette della laguna e venduto al mercato di Grado. Il pesce di scarto veniva consumato dal “casoner” e dalla sua famiglia. Il boreto era originariamente un piatto povero cucinato nel “paveso”, una casseruola di ferro, che non veniva mai lavata.


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