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PAOLA ERDAS: UNA DONNA CHE E’ “MUSICA”

paola-erdas-foto-di-giuseppe-rodolfi di Maria Luisa Runti

Nell’universo musicale triestino Paola Erdas rappresenta un fiore all’occhiello. Artista vivace e passionale, unisce la ratio alla concentrazione dell’interprete d’eccezione che domina lo strumento e da esso ne trae colori, musicalità ed accenti melodici che la sola tecnica non riuscirebbe a comunicare ed a far percepire al pubblico. Un’artista che, suonando, vive in simbiosi con il suo strumento trasformandosi, magicamente, Ella stessa in “musica”.
L’Arte, la musica, la cultura in sé hanno necessità esistenziale di persone come Lei che con dedizione, impegno e serietà assoluta, con passione profonda si battano per far vivere ancora ideali e valori troppo spesso sopiti, quasi dimenticati. Donne come Lei, attraverso l’Arte, riescono un po’ a lenire le sofferenze dei nostri tempi.

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Parliamo dei tuoi progetti recenti ma, soprattutto, innovativi e di forte impatto emotivo sul pubblico che non sempre è “educato” a queste raffinatezze musicali…

E’ di quest’ anno un progetto a cui tengo moltissimo: il mio primo spettacolo interamente dedicato alla musica del Medioevo in duo con Claudia Caffagni, musicista e musicologa a livello internazionale del repertorio antico, una delle fondatrici del famoso Ensemble “La Reverdie”. Con Claudia vi è un’amicizia di lunga data ma solo da quest’anno, appunto, abbiamo deciso di tramutarla anche in musica con un programma costruito sulla figura di Cristina da Pizzano (o Christine de Pizan, come la chiamavano in Francia), una delle prime scrittrici di professione della fine del Trecento. Lo abbiamo realizzato raccontando la storia di Cristina, leggendo alcuni dei suoi scritti e suonando la musica fantastica di quel magico periodo storico. Claudia canta e suona sia il liuto che il salterio, io suono il mio cembalo medievale e faccio da “cantastorie” , una voce recitante che racconta questa vita affascinante di una delle prime femministe della storia. Un femminismo senza acrimonia, senza astio, basato sul buonsenso, sulla dolcezza e sulla grande cultura che questa donna possedeva.

Oltre a questo spettacolo, ve ne sono altre di “chicche” a cui ti sei dedicata e ti stai dedicando…
Sì! Un concerto che mi coinvolge profondamente e che mi sta molto a cuore: “Su Cantu in sas Laras” ovvero “Il Canto sulle Labbra”. Uno spettacolo vero e proprio basato sulla poesia e sul canto della mia terra, la Sardegna. Fu Sergio Ladu, sardo anche lui, baritono, attore intensissimo, che aveva avuto l’idea di proporre al pubblico un repertorio sardo diverso da quello conosciuto ai più a chiedermi due anni fa di partecipare alla creazione stessa dell’evento. Non il canto “a tenores”, quello polifonico a cappella, ma il repertorio a voce sola o in duo, eppoi la poesia della nostra isola. Aderii con entusiasmo all’idea che mi vedeva per la prima volta nel ruolo di vera a propria attrice, oltre che di cembalista ed anche di scrittrice, con una mia poesia. Una sfida per noi! Lo proponemmo per la prima volta al Festival de Namur, in Belgio, e fu un successo clamoroso. Quest’ anno lo abbiamo portato a Trieste, per il Festival Wunderkammer, ed è stato al Teatro Miela che le poesie recitate in lingua sarda e la musica hanno risuonato forti come il vento di Maestrale che spazza la nostra bella isola.

Possiamo definirlo un po’ inusuale, perlomeno per la nostra Regione?
Non solo per la nostra Regione. E’ uno spettacolo che guarda la Sardegna musicale e poetica da un’altra angolazione, più intima, ma non per questo meno forte e intensa. Anche per dare un respiro non solo “regionale” Sergio Ladu ha voluto la collaborazione di altri musicisti: Stefano Cirino, nuorese e suonatore di mandola e chitarra nonché di percussioni e fiati, Julie Calbete, cantante ed attrice basca e Max Jurcev, compositore e fisarmonicista triestino.

Come è stata possibile questa sinergia?
Lo è stata perché, oltre ad essere razionale è stata una scelta emozionale: caratteri diversissimi, provenienze lontane ma importanti affinità: la particolare cultura basca che ben si sposa con quella sarda, la malinconia quasi balcanica di Max che intona alla perfezione il canto dolce di una canzone sarda…

Hai citato il Festival Wunderkammer, che io ben conosco da diversi anni…
Il Festival Wunderkammer è una realtà che mi rende particolarmente fiera. Io ne faccio parte dalla sua nascita, aiutando, supportando e suonando, al fianco del suo Direttore Artistico, Andrea Lausi. Abbiamo portato a Trieste i migliori gruppi e solisti di Musica Antica, con spettacoli anche coraggiosi e siamo ripagati da un’attenzione sempre crescente del pubblico, ma anche della Regione FVG, che ci supporta, assieme al Comune, con i fondi che ci permettono di continuare e di crescere sempre più! Quest’ anno è molto importante per noi: è il decennale! Si sta finendo di preparare una nuova stagione che vede non solo concerti bellissimi, ma anche iniziative come i Corsi di Danza Antica e quelli di Cucina Medievale e Rinascimentale oltre alla serie della Hausmusik. Un altro accadimento, connesso a Wunderkammer, mi rende particolarmente fiera: sin dall’inizio del Festival Radio3 ha deciso di trasmettere la quasi totalità dei nostri concerti. Nei prossimi giorni, per precisione l’11 novembre alle 23:00, verrà mandato in onda “Su Cantu in sas Laras” in diretta streaming.

Dunque non solo musica ma anche danza antica e cucina medievale e rinascimentale… Come sono nate queste idee? Di che si tratta?

I Corsi di danza sono tenuti da Bepi Santuzzo, esperto di danze storiche, e stanno suscitando un grande interesse. I Corsi di cucina hanno come maestra Marina Mai (ed anch’ io, se gli impegni di insegnamento e concertistici ma lo consentono) una stupenda “archeocuoca” che da anni si cimenta nella gustosa ricostruzione di prelibatezze del passato. Si tengono al ristorante Ai Fiori, che ci ospita e sponsorizza il progetto. Anche la Hausmusik è un’iniziativa emozionante nonchè diversa: giovani musicisti che si esibiscono in esclusivi concerti in case private. Ti spiego: in case belle (e spaziose) i gentili anfitrioni aprono i loro saloni alla musica ed al pubblico. Con un sistema di prenotazioni telefoniche e riservate si può lasciare il proprio nome e pochi giorni prima del concerto si riceve via mail l’invito con l’indirizzo e il nome della casa finalmente svelati. Una piacevole carboneria che però serve anche a garantire la privacy del padrone di casa. Questa è una iniziativa che è possibile anche grazie alla collaborazione e supporto della Scuola di Duino, vera fucina di artisti!

Avete maggiori soddisfazioni all’estero o in Italia a livello di apprezzamento e di comprensione del messaggio musicale? Quanto influisce l’ attuale situazione della cultura nel nostro Paese?
Il messaggio musicale viene meravigliosamente recepito ovunque. La recezione del pubblico è fantastica, il problema sono le politiche economiche e culturali dell’Italia. Qui a Trieste abbiamo, come dicevo, la fortuna di un supporto sempre più importante delle Istituzioni, ma non è così dappertutto in Italia, anzi! Quest’ ultimo anno molte realtà importanti sono state quasi cancellate e ciò è un dolore enorme. Se si pensa che questo nostro paese potrebbe vivere, e intendo economicamente, di sola cultura, la situazione attuale è paradossale…

Exif JPEG PICTURE E’ triste constatare che molte delle nostre “Voci” artistiche più talentuose ed importanti se ne vadano all’estero sia per lavorarvi che per viverci poiché in Patria non trovano terreno fertile. Sono fra le poche a rappresentarci degnamente, oltre agli scienziati. Che soluzione proporresti per arginare la fuga degli intelletti dal Paese?
In Italia si considera ancora il mestiere di musicista un non mestiere. Non abbiamo tutela nè diritti, non siamo ritenuti una categoria. Giuridicamente, in un elenco di professioni, noi siamo “altro”… In Germania ed in Francia la legislazione salvaguarda l’artista come se appartenesse ad una qualsiasi altra tipologia lavorativa; in Italia no. Il nostro non viene veramente considerato un mestiere e non abbiamo nessun tipo di sostegno. Finchè la cultura non verrà riconosciuta non potrà mai esserci crescita. Le uniche categorie che, musicalmente parlando, godono di una minima “copertura” sono gli orchestrali ed i coristi poichè hanno un lavoro dipendente.

Cambiamo del tutto argomento! Mi affascina la tua ricerca sulla musica barocca napoletana rapportata a quella spagnola…
Nasce un po’ dalle mie origini, io sono sarda. La Sardegna è stata per 400 anni soggetta alla dominazione spagnola e la nostra cultura è stata molto influenzata da quella spagnola del passato. Perciò ho cominciato ad interessarmi alla musica del 500-600’, il famoso “Siglo de Oro”. Tale musica si è completamente fusa con il repertorio italiano e quindi ne ho approfondito quello napoletano in quanto connesso al suddetto spagnolo.

Ciò che mi piace in te è che non ti fermi al singolo periodo ed al singolo autore ma cerchi sempre di spaziare ed avvicinarti ad altri mondi, paesi e culture in modo da trovarne un filone comune ed un nesso logico…
Uno dei motivi per cui ho iniziato a studiare clavicembalo, a parte l’amore per lo strumento in sè, il suo suono e la sua fisicità, è stato proprio quello della ricerca, studiare le connessioni storiche, approfondire le culture, non fermarmi ad un qualcosa di pronto. E’ gioco forza, quando si parla di ricerche, andare in grandi centri e biblioteche che hanno delle fonti di importanza mondiale (ad es. Parigi, Madrid, Bruxelles).

Ed in Italia?
Anche, naturalmente! Napoli, Modena, Bologna: luoghi stupendi in cui perdersi tra i manoscritti e le opere a stampa. Vero è che ora molto si può trovare in rete, in tanti siti che hanno digitalizzato volumi su volumi, ma ti assicuro che non è la stessa emozione di cercare e infine avere tra le mani un libro che profuma di storia…

Un’ultima domanda! Che cosa ti affascina maggiormente: suonare da solista o poter condividere il momento musicale con il tuo Gruppo?
Sono due emozioni completamente diverse. Mi piace suonare da solista e sono richiesta come tale. La gioia di poter condividere la musica è enorme, sublime. Per il mio bisogno di socialità però amo suonare in un piccolo gruppo dove c’è spazio sia per il solismo che per la condivisione.

Affermava Nietzsche: “Senza musica la vita sarebbe un errore”

MARIA LUISA RUNTI
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